tradimenti
Con una benda tutto è più facile ( cuckold)
13.03.2026 |
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"Continuo a entrare, millimetro dopo millimetro, lasciandole sentire ogni cosa: lo spessore che la apre, il calore che la invade, la pressione che le arriva fino al diaframma..."
Entrano senza fretta, quasi fluttuando.La porta si chiude con un sospiro felpato.
Giulia stringe la borsa per un istante, poi la lascia cadere sul tavolino con un gesto lento, deliberato, come se si stesse già spogliando di un peso invisibile.
Marco la guarda con occhi che sembrano bere ogni suo movimento.
Non parla.
Non serve.
Tiro fuori la benda di seta nera dalla tasca della giacca – quella che lei stessa mi ha chiesto di tenere pronta.
La tengo sospesa tra le dita, lasciando che la stoffa scivoli morbida sulla mia pelle prima di avvicinarmi.
Giulia alza il viso verso di me.
Le labbra socchiuse, già umide di vino e anticipazione.
«Mettila» sussurra, la voce un velluto sfiorato dal tremito. «Voglio sparire… e sentire solo voi.»
Le passo la seta sugli occhi con lentezza esasperante.
Prima le sfioro le palpebre con la punta delle dita, poi lascio scendere il tessuto.
La benda le copre lo sguardo, le ciglia, la radice del naso.
La lego dietro la nuca con un nodo morbido, quasi un bacio annodato.
Lei inspira profondamente, il petto che si solleva sotto la camicetta sottile, i capezzoli che si disegnano già contro il cotone leggero.
Ora è cieca.
Ogni suono è un tocco.
Ogni respiro altrui è una carezza.
Marco si avvicina silenzioso.
Le sue dita le sfiorano il collo, scendono lungo la clavicola, tracciano il bordo della scollatura.
Lei inclina la testa all’indietro, offrendo la gola.
«Senti il mio odore?» le chiede lui, vicinissimo alle sue labbra.
«Sì…» ansima lei. «Sento te… sento lui… sento me stessa che mi sciolgo.»
Le slaccio la camicetta un bottone alla volta, lasciando che ogni asola rilasci un piccolo sbuffo d’aria calda contro la sua pelle.
Quando la stoffa si apre del tutto, le spalline scivolano lungo le braccia come seta liquida.
Il reggiseno nero è trasparente al centro, i capezzoli scuri e tesi che premono contro il pizzo.
Marco le sfiora un capezzolo con il pollice, un cerchio lentissimo.
Lei emette un gemito lungo, profondo, che sembra nascere dal ventre.
Io le slaccio la gonna da dietro.
La stoffa cade ai suoi piedi con un fruscio setoso.
Le mutandine di pizzo sono già intrise, il tessuto appiccicato alle grandi labbra gonfie, il profumo dolce e salato che si alza nell’aria.
La guido verso il divano con le mani sui fianchi, palmi caldi contro la sua pelle fresca.
La faccio inginocchiare sul cuoio morbido, poi piegare in avanti, le mani appoggiate sullo schienale, le ginocchia divaricate quel tanto che basta per farle sentire l’aria tra le cosce aperte.
Ora respira solo con la bocca, ansiti brevi e profondi.
Marco si inginocchia davanti a lei.
Le sfiora le labbra con la cappella già lucida, un tocco leggero, bagnato.
«Apri» le sussurra.
Lei lo fa piano, la lingua che esce per prima, lambendo la punta con movimenti lenti, circolari, come se stesse assaporando un frutto proibito.
Marco geme basso, le dita che le accarezzano i capelli, guidandola senza fretta.
Dietro di lei, le abbasso le mutandine centimetro dopo centimetro.
Il pizzo le graffia leggermente la pelle mentre scende, lasciandole una scia di brividi.
Quando arrivano alle ginocchia, le apro le natiche con entrambe le mani, lentamente, esponendola completamente.
È fradicia.
Le piccole labbra gonfie, separate, il clitoride turgido che pulsa visibile anche nella penombra.
L’umore le cola già lungo l’interno delle cosce, un filo trasparente che brilla alla luce calda.
Le accarezzo l’interno delle cosce con le dita, salendo piano, sfiorando appena le grandi labbra senza entrare.
Lei ondeggia i fianchi, un movimento fluido, felino, implorante.
Marco le entra in bocca più a fondo, lento, profondo.
Lei lo accoglie con un mugolio vibrante che gli arriva dritto alla base della spina dorsale.
Io appoggio la cappella tra le sue labbra inferiori, la strofino su e giù, bagnandola con i suoi stessi umori, facendole sentire ogni vena, ogni pulsazione.
«Dimmi quanto lo vuoi» le sussurro all’orecchio, il fiato caldo contro la pelle.
«Lo voglio… dentro… tutto… piano… voglio sentirvi entrambi… riempirmi… sciogliermi…» ansima lei, la voce spezzata intorno al sesso di Marco.
Spingo.
Lentissimamente.
La testa entra con un piccolo schiocco umido.
Lei inarca la schiena, geme forte, il suono attutito dalla bocca piena.
Continuo a entrare, millimetro dopo millimetro, lasciandole sentire ogni cosa: lo spessore che la apre, il calore che la invade, la pressione che le arriva fino al diaframma.
Quando sono tutto dentro, resto fermo.
Lei trema, il corpo percorso da piccole onde.
Poi inizio a muovermi.
Affondi fluidi, circolari, profondi.
Ogni uscita quasi completa, lasciando solo la cappella dentro, ogni rientro fino alla radice, lento, avvolgente.
Marco accelera appena nella sua bocca, ma resta controllato, lasciando che sia lei a dettare il ritmo con la lingua e le labbra.
La benda la obbliga a vivere solo attraverso il tatto, il sapore, il suono bagnato dei nostri corpi che si incontrano.
Le sue pareti interne si contraggono piano intorno a me, come se volessero trattenermi per sempre.
L’orgasmo arriva come una marea calda e lenta.
Non è un’esplosione.
È un’onda che la sommerge dal profondo, la fa tremare tutta, la fa gemere intorno a Marco in vibrazioni continue.
Le cosce le tremano, un fiotto caldo le cola lungo le mie dita che le sfiorano il clitoride.
Non rallento.
Continuo a muovermi dentro l’orgasmo, prolungandolo, facendola cavalcare ogni singola contrazione dolce e profonda.
Marco viene con un gemito roco, scaricandole in gola colpo dopo colpo.
Lei deglutisce piano, la gola che si muove sensuale, le labbra gonfie e lucide.
Io spingo ancora qualche volta, profondo, avvolgente, poi vengo dentro di lei – caldo, denso, pulsando a lungo, riempiendola fino a farle sentire ogni schizzo.
Quando esco piano, il seme le cola lentissimo, un rivolo bianco e cremoso che le scivola lungo l’interno della coscia, gocciolando sul cuoio.
La lascio lì, inginocchiata, bendata, il respiro ancora affannato, il corpo percorso da brividi residui.
Marco le slega la benda con dita tremanti.
La seta scivola via.
Lei apre gli occhi lentamente, le pupille dilatate, lo sguardo appannato di piacere puro.
Guarda prima Marco, poi me.
Sorride piano, le labbra ancora gonfie.
«Ancora» sussurra, la voce roca e vellutata. «La prossima volta… bendata… mani legate… e voglio sentirvi entrambi… dentro… allo stesso tempo.»
Marco le bacia la fronte, poi le labbra, assaporando se stesso su di lei.
Io le accarezzo la guancia con il dorso della mano.
«Tutto quello che desideri» le dico piano.
E il silenzio che segue è denso, caldo, carico di promesse ancora da scrivere sulla pelle.
(Fine… o solo una pausa tra due respiri.)
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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